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Airbnb

da | Feb 22, 2018 |

INTRODUZIONE

La sharing economy è un fenomeno che, con velocità, ha cambiato le vite delle persone e ha avuto un notevole impatto economico. Il potenziale dei nuovi servizi basati sulla sharing economy è molto alto, poiché avendo costi di gestione molto più bassi rispetto ai servizi tradizionali, si trovano in una posizione di vantaggio. Inoltre, le piattaforme che per prime hanno offerto la condivisione online, come Airbnb e Uber, rendono difficile l’ingresso sul mercato di nuovi operatori.

Le numerose società che offrono un servizio di sharing economy si differenziano molto rispetto a quello che è un servizio “inteso”, e quindi una prestazione offerta a dei consumatori che scelgono se fruirne o meno e, che una volta scelto, ricevono il servizio passivamente; le aziende ora offrono una piattaforma, un luogo virtuale dove la domanda e l’offerta si incontrano attivamente, e dove ci si rivolge a una comunità di riferimento, sulla quale vengono costruite strategie che creino senso di appartenenza e che consolidino i rapporti tra coloro che fanno uso del servizio. Si parla, quindi, di multi-sided market dove, un soggetto terzo, agevola l’incontro tra domanda e offerta, con una dose elevata di innovazione.

La startup di successo che verrà analizzata in questo articolo, e che è considerata la madre delle sharing economy è Airbnb.

Airbnb ha rappresentato, all’inizio, una sfida, sia per i fondatori, che hanno rischiato più volte il fallimento, che per il mercato stesso, non ancora pronto, nel 2007, a comprendere nella sua interezza un servizio come quello lanciato da Brian Chesky e Joe Gebbia. La sua storia è molto interessante, ed è uno dei motivi per cui è stata scelta per un’analisi approfondita.

Il servizio offerto dalla piattaforma non è totalmente nuovo, perché, anche se con caratteristiche diverse, riprende qualcosa che esiste da tempo con gli hotel, gli ostelli e i bed and breakfast. È l’innovazione che vi è alla base, grazie a internet, che ha portato a un cambiamento, sia in quello che le persone cercano, a prezzi anche più bassi, sia alla struttura del servizio stesso, dove la condivisione e una community, oggi, fanno parte della quotidianità.

L’idea dei due fondatori è stata quindi innovativa, ma in termini di trasformazione di qualcosa di esistente, per riproporlo in un servizio che ha soddisfatto gli utenti di tutto il mondo e che ha cambiato il mercato mondiale.

TEMPO DI SVILUPPO

STORIA DI AIRBNB

La storia di Airbnb inizia in un normale appartamento di San Francisco nel 2007, dove due coinquilini neolaureati alla Rhode Island School of Design, Brian Chesky e Joe Gebbia, vivono in notevoli difficoltà economiche. Dopo aver ricevuto una richiesta di aumento di affitto, i due decidono di pubblicare un annuncio per affittare dei posti letto durante un evento che riempì gli hotel della città, ovvero il meeting dell’Industrial Designers Society of America.

Così i due ragazzi comprarono dei materassi gonfiabili e lanciarono l’annuncio offrendo anche la colazione la mattina successiva, operazione che venne chiamata con il nome di “Airbed & Breakfast”. Le richieste non tardarono ad arrivare e la semplicità che aveva guidato l’idea dei due coinquilini li convinse che potesse essere qualcosa di originale e vincente.

Prima di avviare una vera e propria piattaforma però, Brian Chesky e Joe Gebbia, decidono di avvalersi dell’aiuto di un amico informatico, Nathan Blecharczyk. A questo punto per diventare una vera e propria start up, mancava solo la liquidità. Qui un’altra coincidenza aiutò il percorso dei tre giovani: lo svolgimento delle elezioni presidenziali. L’idea che li aiutò a finanziarsi fu quella di vendere delle scatole di cereali per la prima colazione, che riportavano le immagini in caricatura di Barack Obama e John McCain: in due mesi guadagnarono più di 30.000 dollari, che permisero loro di avviare l’impresa. Nasceva così airbedandbreakfast.com.

Per testare il sito, uno dei creatori di Airbnb, Brian Chesky, prese in affitto uno degli appartamenti in elenco sul sito, ma dimenticò di pagare i suoi “host” per due giorni, e questo gli suggerì un’ulteriore modifica: lo sviluppo di un sistema di pagamento anticipato per le prenotazioni. Inoltre il servizio venne migliorato con l’introduzione della prenotazione on-line e uno spazio dove si potessero lasciare recensioni, quindi commenti sulla sistemazione, i padroni di casa e l’esperienza generale di alloggio.

Il sito iniziava a farsi conoscere, ma non mancarono le difficoltà: gli utili generati non erano sufficienti, il guadagno medio era infatti di 200 dollari a settimana. Uno dei problemi che stava alla base era la presentazione delle stanze che si volevano affittare, o meglio le foto di cattiva qualità che le rappresentavano. La soluzione fu quindi quella di organizzarsi con dei professionisti che scattassero foto accattivanti di ogni appartamento. Nonostante il lavoro svolto per migliorare l’estetica, il sito era comunque sul punto di chiudere.

Nel 2009 venne presa una decisione importante: quella di unirsi a Y-Combinator, un programma di incubatore di startup che si trovava in California. Il programma durò 12 settimane, durante le quali Chesky e Gebbia poterono riflettere sui cambiamenti da attuare. Innanzitutto cambiarono il nome in airbnb.com, e decisero di espandere il business oltre l’offerta di alloggi per eventi, puntando principalmente su New York, meta turistica per eccellenza. Andarono, poi, a incontrare personalmente gli utenti che affittavano stanze e appartamenti; questo consentiva di scattare foto agli spazi e di instaurare una relazione con i padroni di casa.

Dopo questi accorgimenti i ricavi cominciarono a crescere fino a 400 dollari a settimana; per la prima volta il sito cresceva senza le coincidenze con eventi speciali.

Oggi Airbnb ha un fatturato di circa 1 miliardo di dollari e un valore di 30 miliardi e si è sviluppato in 192 paesi, con 600.000 possibili alloggi, di cui 60.000 in Italia, che è il primo paese dopo gli Stati Uniti.

SERVIZI OFFERTI E FUNZIONAMENTO

Airbnb ha rivoluzionato il modo di viaggiare e alloggiare all’estero o semplicemente nel proprio paese. Il principale servizio offerto è quello di mettere in contatto chi offre appartamenti liberi, o stanze private con turisti o persone che viaggiano per lavoro, che cercano alloggi per brevi o medio-lunghi periodi a seconda delle disponibilità. I proprietari sono chiamati host, che possono guadagnare con degli affitti brevi, e dall’altro ci sono i viaggiatori che hanno la possibilità di viaggiare a prezzi più contenuti; a meno che non si scelga Airbnb per alloggiare in una bella casa caratteristica del luogo, o semplicemente in un posto accogliente in cui rilassarsi e avere tutto a disposizione, senza limiti di spesa, oppure ancora per ricercare ristoranti o quelle che vengono chiamate esperienze. Ecco come si presenta la pagina principale del sito:

Il funzionamento del sito cambia a seconda del tipo di utente:

  • Per gli host bisogna registrarsi gratuitamente, creando un profilo con informazioni personali e un documento di riconoscimento valido. Successivamente deve essere introdotto il tipo di pagamento che si preferisce, dopodiché si potranno pubblicare gli annunci, scegliendo tra le opzioni di “Casa”, “Appartamento” o “Altro”. Vi sarà un apposito spazio dove elencare le date disponibili e il prezzo, oltre a quello dove descrivere in dettaglio l’appartamento o la stanza con foto, indirizzo, servizi offerti, disponibilità letti e così via.
  • Per gli ospiti bisogna registrarsi gratuitamente e inserire informazioni riguardanti il luogo e il periodo in cui si vuole alloggiare a seconda delle proprie esigenze. Saranno disponibili, per aiutare gli utenti nella ricerca, dei filtri che permetteranno di concludere la scelta più velocemente e con più discriminazione: innanzitutto vi è la scelta del tipo di alloggio, quindi una casa intera, una stanza privata o una stanza condivisa; poi, viene permesso di stabilire un massimo per quanto riguarda il prezzo; in più vi sono dei filtri più specifici come quelli che indicano gli host più affidabili della community, anche chiamati “SuperHost”, ovvero host esperti con molte recensioni positive, oppure filtri per quartieri o per attuare una prenotazione immediata. Una volta scelto e prenotato l’alloggio, verrà chiesto di inserire un metodo di pagamento quale carta di credito o di debito, oppure Paypal. Sotto il punto di vista dei pagamenti c’è anche da specificare che l’importo visualizzato dall’utente da pagare è comprensivo innanzitutto della quota che include la commissione di Airbnb, che varia dal 6% al 12%, ed è sempre visibile prima della conferma di prenotazione; ma anche delle eventuali spese di pulizia, anch’esse visibili, se previste dall’host. Ecco come si mostra il sito durante una ricerca da parte dell’utente:

Il servizio è ritenuto affidabile e sponsorizzato come tale dallo stesso sito ufficiale, poiché vengono verificati tutti i profili personali e gli annunci pubblicati; inoltre è presente un sistema di messaggistica con il quale gli host e gli ospiti possono comunicare con sicurezza, oltre a una piattaforma affidabile per riscuotere e trasferire i pagamenti.

Il sistema di recensioni è sempre molto utile, e su Airbnb funziona a doppio senso: gli ospiti sono tenuti a recensire l’appartamento, le sue condizioni, l’esperienza personale vissuta nei giorni di alloggio, ma anche l’host, per la sua disponibilità e una serie di caratteristiche utili a informare la community; al contrario anche lo stesso host è tenuto a recensire i suoi ospiti, segnalandoli, nel caso in cui il comportamento non sia stato rispettoso nei confronti di regole espressamente dettate dal proprietario e dalla community, con un commento negativo o, al contrario, segnalarne il buon comportamento in quanto ospiti, con un commento positivo.

Nonostante la sicurezza e l’affidabilità, è normale che si possano presentare dei problemi: per questo è presente un’assistenza clienti 24 ore su 24, oppure, nel caso in cui si avessero domande non troppo specifiche e personali, vi è un’area sul sito dove vengono presentate una serie di domande frequenti con le relative risposte, solitamente scritte anche dai “SuperHost”.

Un servizio aggiunto e presente, per ora, solo in alcune città è quello delle “esperienze”. In questo caso gli host sono coloro che offrono escursioni o altre attività progettate nella propria città e che possono durare qualche ora così come qualche giorno. Di seguito un esempio:

 

Come si può notare le esperienze sono divise per categorie, in modo che si possano ricercare le attività di proprio interesse senza difficoltà; inoltre è presente subito il numero di recensioni, con l’apprezzamento in stelline, e il prezzo indicato a persona, così da avere tutte le informazioni necessarie alla prima “occhiata”.

MODIFICHE DEL LOGO E DEL DESIGN DEL SITO

Il 16 luglio 2014, con un video in diretta, Airbnb ha annunciato la nuova versione del sito, dell’app mobile e del logo. Il cambiamento è radicale anche per quanto riguarda la filosofia della piattaforma, che mette al centro la comunità, e, più precisamente un modo in cui sia possibile sentirsi a casa ovunque.

La svolta principale del sito riguarda la grafica, con meno annunci e dettagli tecnici, ma soprattutto meno oggetti grafici contenenti ombre e effetti tridimensionali. Si dà, invece, più spazio alle immagini, che oltretutto sono l’elemento che conta di più quando si cerca un alloggio dove soggiornare. In aggiunta alle classiche foto, però, vengono introdotti dei video disseminati nel portale, che mostrano gruppi di amici che si rilassano piuttosto che famiglie felici a una grigliata; immagini che comunicano un tipo di esperienza positiva con Airbnb.

Le informazioni sono di conseguenza poche e immediate, come chi cerca solitamente un alloggio vuole che siano, per avere tutto a portata di mano. A questo proposito sono state introdotte delle mappe che mettono in relazione i risultati dell’abitazione cercata, confrontandoli secondo il parametro della distanza. Sulle mappe compaiono anche bar e ristoranti vicini, per rendere così più accattivante l’annuncio o fornire semplicemente più informazioni all’utente interessato. Proprio per questo Airbnb parla di esperienza, perché vuole offrire agli utenti ciò che più può rispecchiarne i desideri e migliorarne il soggiorno.

A partire dall’introduzione del logo, si sviluppa quello che è il nuovo messaggio che la piattaforma vuole lanciare: un mondo con le porte aperte. Da questa prospettiva viene introdotta, per gli utenti, la possibilità di personalizzare l’offerta, ovvero creare un simbolo unico, riformulando il logo, con “Create Airbnb”, con il quale si possono utilizzare molte varianti grafiche e condividere il proprio logo sui social, per raccontare una storia e la propria identità.

Il nuovo logo è chiamato Bélo, è stato creato da uno studio di design di Londra ed è caratterizzato da una “a” maiuscola che rappresenta il simbolo di Airbnb, ma è anche stato visto come un cuore al rovescio o, dal nome dato al logo Bélo, come simbolo di appartenenza (bélo da “belonging” ovvero appartenere). Il logo si avvale anche di nuovi colori, non più bianco e azzurro, ma bianco e rosa, con un carattere chiamato “flat”, piatto, utilizzato dalla maggior parte dei siti online, al contrario di quello spesso e tridimensionale del vecchio logo.

POSIZIONAMENTO NEL MERCATO

Airbnb è guidata, in Italia, da un country manager di origini pugliesi, Matteo Stifanelli, che è stato notato dall’azienda in quanto, quando scoprì Airbnb, all’epoca solo in inglese, creò un sito in italiano dove ne spiegava il funzionamento e i servizi della piattaforma. Da quel momento lo contattarono dagli Stati Uniti e gli offrirono un lavoro. Oggi è lui che fornisce i dati più importanti di Airbnb nel mercato italiano; solo dal 2008 al 2015 hanno soggiornato con Airbnb Italia più di 2 milioni e 700 mila viaggiatori e ogni anno si aggiungono circa 150 mila alloggi in più.

In particolare, una crescita enorme è stata osservata e calcolata nel 2012 grazie a Expo, più precisamente una crescita del 650%.

Attualmente, l’Italia, è preceduta solo dagli Stati Uniti, in quanto a numeri, ma un altro paese in cui Airbnb è popolare è la Francia. Un fattore importante, però, aiuta l’Italia ad avere più guadagni: le limitazioni temporali, oltrepassate le quali, se si affitta un appartamento o una stanza, è obbligatorio comportarsi come una struttura professionale. Queste limitazioni esistono in città come Londra, Amsterdam e Parigi, ma non ancora in Italia. In ogni caso in Europa, in generale, viene registrato il maggior numero di ospiti di Airbnb, come indica questa mappa, con le relative percentuali per continente:

Il 68% in Europa contro il 18% nel Nord America; con l’Italia al primo posto in Europa con una percentuale di ospiti pari al 18%. Considerando l’Europa come la destinazione favorita dai viaggiatori di tutto il mondo, si nota come quella meno favorita sia l’Africa con l’1%, seguita dal Sud America con il 3%. Questi dati sono relativi soprattutto al numero di abitazioni, quindi sarà corretto constatare che in Africa, così come in Sud America, vi siano meno alloggi e stanze disponibili, attualmente, sulla piattaforma.

Per quanto riguarda, invece, i dati esclusivamente italiani ricondotti all’economia e al turismo, sono in media il 28% i viaggiatori venuti in Italia grazie a Airbnb, e il 76% sono gli ospiti propensi a ritornarci dopo l’esperienza vissuta. Entrando ancora di più nel merito, si possono osservare i numeri di ospiti per ogni regione italiana:

le tre regioni più visitate dagli ospiti di Airbnb sono la Lombardia, la Toscana e il Lazio, mentre quelle meno visitate sono maggiormente nel centro Italia e la Calabria, senza contare le piccole isole.

Di conseguenza l’attività di chi viaggia in Italia contribuisce al benessere economico locale; il viaggiatore medio di Airbnb spende, infatti, il 38% del proprio budget presso le imprese locali del quartiere nel quale soggiorna, spendendo in media 738 milioni di euro in ristoranti e bar, e consumando in totale quasi 13 milioni di cene in Italia.

Si può osservare ancora più nello specifico in cosa, e in che percentuale, gli ospiti di Airbnb in Italia spendano i propri soldi con un diagramma a torta, nel quale si conferma la predominanza dei ristoranti, con un 34% del totale, seguiti da intrattenimento con il 19%, e dai trasporti con il 16%; seguiti dai prodotti alimentari e dallo shopping con il 10%.

PARTNERSHIP

Le partnership, in questo caso commerciali, definiscono una collaborazione, tra attori di diversa natura, per realizzare una strategia di mercato di un determinato bene o servizio. Grazie a queste, aumenta la visibilità del proprio brand e il proprio potere di mercato, ma vengono anche favoriti gli investimenti, andando poi ad aumentare il fatturato.

La partnership attualmente sponsorizzata sul sito di Airbnb, e quindi la più recente, è quella con Delta Air Lines, in particolare con il suo programma fedeltà chiamato Delta SkyMiles. La collaborazione è stata avviata con un vero e proprio sito in comune, ovvero deltaairbnb.com, dove vengono elencate tutte le informazioni e le agevolazioni che si hanno registrandosi al sito.

Il programma, o meglio la strategia, è la seguente: viene indicato, ai possessori dell’account fedeltà Delta SkyMiles di registrarsi al sito deltaairbnb.com, poiché una volta svolto questo passaggio si potrà guadagnare 1 miglio per ogni dollaro speso in prenotazioni su Airbnb. In più, ogni membro di SkyMiles che aprirà un account su Airbnb riceverà 25 dollari in crediti di viaggio Airbnb, da spendere per un viaggio del valore di almeno 75 dollari. Per i nuovi registrati (ospiti), che completeranno il primo soggiorno, vi è la possibilità di guadagnare un bonus di SkyMiles: 1000 miglia per un soggiorno del valore di almeno 150 dollari, o 500 miglia per un soggiorno del valore di almeno 75 dollari. Per i nuovi registrati con account SkyMiles come host, vi è la possibilità di guadagnare fino a 25.000 miglia di bonus ospitando su Airbnb.

Il sito deltaairbnb al momento si presenta come mostrato di seguito, con una speciale offerta a tempo limitato, che scadrà alla fine di febbraio.

Una seconda partnership dell’anno scorso, in particolare lanciata a maggio 2017 da Airbnb Italia, è avvenuta con un attore importante del mercato attuale, Huawei Consumer Business Group Italia. In questo caso l’idea di base è stata quella di co-creare e condividere contenuti artistici con il concorso #RITRATTOURBANO, che invitava le persone a esprimere la propria creatività raccontando sé stessi nel luogo che più rappresenta la contemporaneità: la città. In particolare, gli utenti, dovevano scattare delle foto che comunicassero come loro stessi si vedono nel contesto urbano. Immagini, dette appunto ritratto, da scattare con Huawei P10 e P10 Plus, grazie alla doppia fotocamera e alle innovazioni tecnologiche dovute alla loro partnership con Leica.

La foto, o meglio le tre foto, dovevano essere condivise su Instagram con l’apposito hashtag per invitare gli amici a partecipare al contest. Successivamente, queste sono state valutate dalla community, ma anche da una giuria di Huawei e Airbnb. I vincitori selezionati sono stati due, e hanno vinto una art experience in una delle quattro città più vivaci del mondo, ovvero Miami, Firenze, Londra e Parigi, con un soggiorno nelle più belle e esclusive abitazioni di Airbnb e la partecipazione a una delle “esperienze” proposte dagli host di Airbnb.

I COMPETITOR

Dal boom di Airbnb si sono fatte strada molte società con l’idea del cosiddetto turismo collaborativo, dove si alloggia in una stanza o in un appartamento vivendo nell’illusione quasi di essere a casa propria, ma in una città sconosciuta. Airbnb è la società più florida al momento sul mercato, ma tanti siti alternativi stanno sempre di più facendosi conoscere sulla rete.

Housetrip è stata fondata nel 1999, quando ancora non vi erano le tecnologie di oggi, e non si sentiva parlare di tablet e smartphone. È stata lanciata nel 2010 in Svizzera, e dal momento in cui è stata avviata, ha ricevuto buoni feedback, con numerosi utenti; si è, poi, trasferita a Londra, con uffici anche a Lisbona, e da quel momento ha avuto modo di crescere, sia in termini di numeri e prenotazioni, ma anche in termini di investimenti. Oggi si può dire che ha guadagnato in tutto un totale di circa 60 milioni di dollari da investimenti, essendo presente in 160 paesi.

Il sito è molto simile a quello di Airbnb, con l’unica differenza che su Housetrip vengono offerti appartamenti e case, non camere private. Gli utenti sono anche qui di tue tipi, host e ospiti, e devono entrambi registrarsi gratuitamente e fornire delle informazioni da aggiungere al profilo personale. Per la ricerca vanno inserite una data e una destinazione, poi si controlla la disponibilità di appartamenti nel periodo scelto, dopodiché si può prenotare e ricevere eventuale conferma, nel caso in cui non sia possibile la prenotazione immediata, successivamente viene richiesto il pagamento, sempre online. D’altra parte vi dovrà essere pubblicato un annuncio da parte dell’host con tutte le informazioni riguardanti la casa, per promuoverla. Gli annunci sono gratuiti con solo il pagamento del 3% sulle prenotazioni confermate. Inoltre, essendo l’azienda stata acquisita nel 2016 da TripAdvisor, un portale web di viaggi noto per pubblicare le recensioni degli utenti su ristoranti, hotel, appartamenti, attrazioni turistiche, l’annuncio offre la visibilità al pubblico internazionale di viaggiatori di TripAdvisor. Il sito si presenta in questo modo:

Si nota facilmente la presenza di TripAdvisor grazie al logo del brand, e al fatto che offra maggiori garanzie grazie al sistema di recensioni e con la protezione sui pagamenti effettuati.

HomeAway è stata fondata nel 2005 con sede a Austin, Texas. È stata lanciata nel 2006 e dopo pochi mesi ha ottenuto 160 milioni di dollari grazie a dei finanziamenti che le permisero l’espansione globale e l’acquisizione di VRBO.com (Vacation Rental by Owner), all’epoca abbastanza popolare. Nel 2010 è stata nominata dal Wall Street Journal come una delle 10 venture capitals con maggiori investimenti.

HomeAway, così come Housetrip, fornisce solo appartamenti e ville nella loro interezza, ma ha un sistema simile anche ad Airbnb. Il metodo è, infatti, lo stesso; compiere la ricerca sul sito o sull’app mobile, inserire destinazione, date, e eventuali filtri per affinare la ricerca; prenotare e pagare con quella che viene definita da loro “garanzia prenotazione sicura”, presente negli annunci verificati. Vi è anche qui possibilità di recensire e avere un dialogo aperto con il proprietario della casa. La registrazione è obbligatoria e gratuita per iniziare l’esperienza sul sito. L’impostazione della grafica del sito è simile alle altre due precedenti: in rilievo un’immagine colorata che occupa quasi tutta la pagina, e subito le caselle per inserire i dati di ricerca essenziali.

A differenza di Housetrip, HomeAway offre, immediatamente sotto alla pagina di presentazione, le mete di tendenza sul sito, con la possibilità di visualizzarne le tariffe con un click.

Couchsurfing, che significa letteralmente “fare surf sui divani”, è un servizio completamente gratuito di scambio di ospitalità e servizio di rete sociale, ed è di proprietà della Couchsurfing International Inc., una corporation del Delaware con sede a San Francisco. Nasce nel 2003 come servizio no-profit con la finalità di mettere in comunicazione persone disponibili a scambiarsi ospitalità, anche se è stata inventata nel 1999 da Casey Fenton, quando dormì sul divano di alcuni sconosciuti a Boston per necessità. Dopo il 2011 la società diventa a fini di lucro e raggiunge finanziamenti per oltre 22 milioni di dollari.

La differenza di questo servizio rispetto agli altri è che non vi è niente a pagamento per gli utenti, poiché trae i suoi soldi dagli investitori, nonostante non siano ancora stati pubblicati i dettagli sul modello di business adottato. Gli utenti devono registrarsi, fornendo informazioni su sé stessi, come foto personali, del luogo, ma anche hobby, interessi, i film o i libri preferiti. Anche qui i tipi di utenti sono comunque host e ospite, ma con caratteristiche diverse; alla base vi è la condivisione, con un estraneo, di casa propria, che è un concetto abbastanza inusuale, anche se ormai nel mondo dei viaggi low cost si è espanso velocemente.

Una volta attivato il profilo, sarà possibile, qualora si voglia, pagare un abbonamento annuale per avere alcune agevolazioni, come mandare messaggi illimitati tra i membri. Per cercare un posto dove dormire, basta specificare la città di destinazione e le date, dopodiché sarà possibile inserire ulteriori filtri e parametri come l’età, il genere, gli interessi, le lingue parlate. Gli host invece dovranno specificare che tipo di posto offrono, se l’appartamento, o, appunto, un semplice divano. Sia l’host che l’ospite possono rifiutare l’ospitalità, essendo totalmente liberi da vincoli di pagamento; infatti le richieste e le offerte di alloggio devono essere consensuali. In questo senso aiuterà il sistema di recensioni offerto.

Essendo una vera e propria community, di base il sito può essere usato anche solo per fare nuove amicizie; questo servizio è chiamato “Hangout” che significa proprio uscire insieme, e può essere utile quando si è in una città dove non si conosce nessuno.

Ad oggi conta più di 14 milioni di iscritti in più di 200.000 mila città in tutto il mondo. Il sito internet si presenta così:

Somiglia fortemente a siti di community, tanto che pone la domanda “Why join?” ovvero “Perché iscriversi?”, mettendo in luce tutte le esperienze positive, sia di alcuni host che di ospiti, come ad esempio quella di conoscere possibili e nuovi compagni di viaggio e vivere una vera e propria avventura.

PROBLEMATICHE E PROSPETTIVE FUTURE

Far crescere sempre di più una società con un servizio conosciuto ma innovativo, grazie alla tecnologia e al messaggio di base di condivisione, attira anche spiacevoli conseguenze, soprattutto se il successo incrementa ogni anno con numeri sempre più alti.

È quello che è successo ad Airbnb quando ha iniziato a attirare attenzione, a causa della popolarità crescente, che di conseguenza ha messo in difficoltà chi il servizio lo offre da sempre: gli hotel.

 CONTROVERSIE DI AIRBNB NEL MONDO

Nel 2013 Airbnb ha ricevuto molteplici pressioni dalle autorità e dagli hotel che pensavano di essere danneggiati enormemente dai quasi 10 milioni di utenti che fino ad allora avevano usufruito del servizio. In particolare, Airbnb, agisce su un confine molto sottile tra ciò che è legale e ciò che non lo è, anche a causa delle norme, spesso non chiare, in materia di affitto e subaffitto. Gli esempi sono molteplici; in Michigan il subaffitto è vietato, a New York invece la legge vieta il subaffitto per un periodo inferiore ai 29 giorni, a meno che il proprietario sia in casa, mentre in alcune nazioni non esistono norme a riguardo.

Oltretutto, spesso, chi affitta una stanza o un appartamento sul sito non paga le tasse sull’incasso, nonostante Airbnb spieghi chiaramente che gli host potrebbero essere soggetti a imposte locali e nazionali nel proprio paese, e che ognuno è responsabile della gestione delle proprie tasse e degli obblighi fiscali. Questo perché gli host svolgono lo stesso servizio di hotel e bed and breakfast, ma, a volte, senza dichiarare al fisco il guadagno e soprattutto senza degli specifici doveri sanitari come che hanno gli hotel.

Nello stesso anno, a causa di questi continui problemi, Airbnb ha iniziato a trattare con i governi, per uniformare le leggi sul subaffitto.

Le leggi sull’affitto e sul subaffitto non sono state l’unico problema presentatosi a Airbnb; le conseguenze di questo innovativo metodo di affittare sono state varie e distribuite in tutto il mondo.

In particolare, le grandi città, prese di mira da numeri elevati di turisti ogni anno, hanno avuto da contestare a Airbnb una riduzione dei residenti in quartieri ormai abitati quasi esclusivamente da ospiti Airbnb. La conseguenza sta, quindi, in una crisi del mercato immobiliare, per l’acquisto o l’affitto di case da cittadini residenti.

Una delle città che più ha risentito di questo problema è stata proprio San Francisco: la città dove si è sviluppato, e ha iniziato ad avere successo il colosso della sharing economy. La città, per rispondere a questa crisi, nel maggio 2017, ha introdotto una norma: chiunque offra un alloggio a San Francisco, senza farne la propria attività principale, deve necessariamente iscriversi a un registro. La norma è entrata in vigore nel gennaio 2018, confermando quello che già si era previsto: un dimezzamento degli host locali, con un numero passato da circa 10.000 a 5.500 unità.

La proposta è stata accolta molto bene in particolare dagli hotel e da strutture ricettive tradizionali, che hanno avvertito una minore competizione nei confronti della piattaforma madre della sharing economy.

San Francisco ha cercato anche di combattere alcune illegalità attuate dagli host della piattaforma; un esempio di un caso del 2014 è esplicativo: il proprietario di una casa, host di Airbnb, ha cacciato il suo affittuario, per poter ospitare dei clienti Airbnb. Il proprietario aveva capito di guadagnare di più affittando la casa ai turisti dai 125 ai 145 dollari a notte, contro i 1840 dollari al mese pagati dall’affittuario. Quest’ultimo ha deciso di denunciare il proprietario di casa per sfratto illecito. Casi di questo genere sono stati molto comuni, arrivando a 483 violazioni e conseguenti cause in soli 10 mesi. Dal 2015, in particolare, San Francisco ha rilasciato più di 1 milione di dollari di multe agli host della piattaforma. Anche in questo caso la città ha replicato implementando le misure di regolazione di illegalità, per esempio cercando di diminuire il termine massimo di giorni di permanenza per gli ospiti.

Una seconda città, colpita dalla moltitudine di conseguenze di Airbnb, è italiana e in più una città storica per eccellenza: Firenze.

Firenze è una delle città italiane con maggior numero di turisti all’anno ed essendo famosa per il suo centro storico, tanti residenti hanno affittato i propri appartamenti nel centro della città ai clienti Airbnb. Per questa numerosa affluenza, la città è profondamente cambiata negli ultimi anni, diventando quello che viene definito “un parco giochi per turisti”; questo perché 1 su 5 abitazioni del centro storico sono affittate tramite Airbnb, che corrisponde al 20% di tutte le case del centro. Un report dell’Università di Siena, in particolare di Stefano Picascia, sostiene che Firenze non è la sola ad aver avuto un picco di turisti, con conseguenti case affittate nei centri storici, ma anche città come Matera e Milano hanno ritorni economici altissimi; si pensa ad esempio a un superhost di Milano che ha guadagnato in un solo anno 500.000 mila euro.

Si nota una certa ineguaglianza tra la distribuzione delle entrate tra gli host delle varie città; questo perché ci sono sempre i superhost che, essendo proprietari di molte abitazioni, guadagnano il triplo rispetto agli altri host. Una soluzione, secondo Picascia, sarebbe quella imporre delle tasse sulle case affittate nel centro città e di incoraggiare le persone che vivono al di fuori dei centri storici ad affittare le proprie case su Airbnb, in modo da avere un effetto positivo sull’economia locale.

Recentemente, sembra che la soluzione di Picascia sia stata ascoltata dal comune di Firenze, che, alla fine di novembre, si è accordato con Airbnb sulla riscossione della tassa di soggiorno degli aderenti alla piattaforma. A partire da gennaio, Airbnb ha iniziato a riscuotere il tributo degli ospiti delle case, di circa 3 euro al giorno, riversandole poi in automatico a Palazzo Vecchio. Il gettito annuale atteso da questo cambiamento è destinato a crescere da 6,5 fino a 9 milioni di euro.

IL MERCATO CINESE

Più recentemente, nel dicembre 2017, Airbnb ha avuto problemi in Cina. Fin dall’inizio è stato difficile, per la società, entrare nel mercato cinese, che è potenzialmente immenso, essendo stato valutato oltre 500 miliardi solo nel 2015. Innanzitutto, alcune delle problematiche, sono state legate al modello culturale differente, mentre altre alle richieste di sicurezza volute dalle autorità cinesi. Infatti, con la nuova legge sulla sicurezza, Pechino richiede che tutti i dati che vengono raccolti in Cina restino su server cinesi; Airbnb si è, quindi, vista costretta a spiegare ai propri utenti le necessità richieste dall’entrata sul mercato cinese.

Airbnb non è stato l’unico ad avere difficoltà con il mercato cinese, anche Uber e LinkedIn fanno parte di chi si deve conformare alle loro leggi. In particolare, essendo i dati archiviati nei server del paese, vi potrebbero essere delle richieste dalle autorità di sorveglianza cinesi di rintracciare alcuni degli utenti.

In Cina, Airbnb ha solo 80.000 mila inserzioni, ma i problemi all’interno rimangono; innanzitutto il sito ha dovuto cambiare nome in Aibiying, dando vita a ulteriori problemi; ha, poi, aggiunto molte iniziative di sensibilizzazione, come eventi informativi per gli ospiti e delle promozioni che offrono fotografie gratuite per gli host. Ma nonostante gli sforzi, questo non è bastato, anche perché vi è un rivale locale cinese, Xiaozhu, che ha iniziative decisamente più in linea con le autorità.

Xiaozhu, da novembre, ha raggiunto un record di fondi pari a 120 milioni di dollari, e ha puntato tutto sulla tecnologia con un annuncio sul sistema di riconoscimento facciale come “serrature intelligenti”: dei sistemi di sicurezza che si apriranno esaminando il volto di chi deve entrare. In questo modo, come richiesto dalle leggi cinesi, ci sarà una completa identificazione del viaggiatore. Questa tecnologia, soprattutto dopo i problemi di Airbnb, favorirà sicuramente l’azienda cinese, che tra l’altro, è sostenuta da alcuni dei più famosi colossi al mondo, come Jack Ma, il miliardario più famoso della Cina, e Morningside Venture Capital.

OBIETTIVI E PROGETTI

Il futuro, per Airbnb, appare molto più limpido nel resto del mondo. Secondo il parere degli stessi fondatori, il successo dell’azienda è dovuto all’elemento che tutti ritenevano più critico: la possibilità di interagire con degli sconosciuti. Un concetto che, per Brian Chesky e Joe Gebbia, era tutt’altro che inusuale. E tuttora è ciò a cui puntano di più: il futuro è orientato alle relazioni umane e agli scambi, che è ciò che trasforma davvero le persone, al di là delle destinazioni. Da qui è derivata l’idea di lanciare le “esperienze”, e di espanderle il più possibile nel mondo.

Non è una sorpresa pensare che, proprio per l’attitudine dei fondatori, Airbnb sia stata nominata “Best Place to Work” nel 2016 dalla classifica di Glassdor. I motivi sono molteplici, ma uno di questi è l’incoraggiamento dato ai dipendenti per accrescere il loro spirito imprenditoriale, facendoli appassionare al proprio lavoro e sfidandoli a mettersi in gioco sempre di più.

Da questo spirito innovativo è nata quella che sarà la novità del 2018 per Airbnb: Niido, il primo hotel, o meglio, un complesso di 324 mini appartamenti con servizi esclusivi per gli utenti della piattaforma. Il progetto segna una svolta nel business dell’azienda; per la prima volta si avvicina di più a un hotel che a una casa. Airbnb ha lavorato insieme al Newgard Development Group, e, insieme, inaugureranno la struttura nei primi mesi del 2018 a Kissimmee, vicino al parco divertimenti di Disney World in Florida.

I proprietari dei mini appartamenti sottoscriveranno un contratto direttamente con Airbnb, e grazie a un’app potranno interagire da remoto con un dipendente e richiedere check in, check out, servizi di lavanderia e tanto altro. Inoltre, i proprietari, potranno a loro volta affittare i propri appartamenti, o singole stanze, utilizzando la piattaforma web.

Questo è solo il primo edificio di quello che è un progetto in crescita: per la fine dell’anno sarà prevista l’apertura di un altro edificio, con caratteristiche simili, nel sud-est degli Stati Uniti.

Airbnb avrà un controllo unitario, dalla prenotazione, alla gestione degli alloggi, e alla possibilità di intervenire qualora vi siano problemi.

CONSIDERAZIONI FINALI

Nell’articolo è stata indagata a fondo la storia ma anche la quotidianità di Airbnb, che con il suo successo ha saputo reinventarsi con nuove iniziative e nuovi progetti per il futuro. Questo è ciò di cui ha bisogno e deve ricercare una startup, un’innovazione continua, per rimanere in vetta e al passo con i tempi, senza farsi sorpassare dai concorrenti, ed essere quindi sempre in una posizione di vantaggio.

Nonostante le difficoltà, da mettere in conto con un successo mondiale, Airbnb offre un servizio che è sempre più ricercato e preferito a quello tradizionale, che soddisfa le esigenze e le volontà dei clienti con un’enorme scelta, che è in continua crescita, in tutto il mondo.

SITOGRAFIA

Elisa Crosta

Elisa Crosta

Mi chiamo Elisa Crosta, ho 22 anni e sono laureata in Comunicazione e Società all’Università degli Studi di Milano. Sono attualmente iscritta a Teoria e Tecnologia della Comunicazione in Bicocca per arricchire le mie conoscenze e prendere maggiore confidenza con quello che si può definire il “backstage” dei mezzi di comunicazione e delle nuove tecnologie.