Crea sito
Seleziona una pagina

Uber

da | Feb 20, 2018

INTRODUZIONE

In questo articolo viene approfondita una startup che ripropone un servizio già conosciuto e che ha riscontrato una serie di successi, e non solo: Uber. La scelta di Uber ricade sul fatto che rappresenta una delle maggiori startup di successo nel mondo, che in pochi anni dalla sua nascita è riuscita a conquistare il mercato, raggiungendo una posizione dominante pur essendo ostacolata da molti concorrenti. L’articolo analizza la startup seguendo criteri di: tempo di sviluppo, in cui viene introdotta la storia di Uber, con un piccolo cenno storico, e i servizi offerti; posizionamento nel mercato dalla nascita ad oggi, i competitors e le problematiche che si è trovato e si trova ad affrontare. Infine vengono mostrate le prospettive future che l’azienda intende perseguire.

Uber, non solo è una delle poche startup valutate ad oggi circa 70 miliardi di dollari, ma viene anche considerata società dei trasporti regina della sharing economy. Come dimostra Michael Munger, professore di economia presso la Duke University, la cosiddetta “sharing economy” tende a ridurre i costi di transazione. In particolare:

  • permette di ricercare informazioni sui prezzi e sulle opzioni di scelta a nostra disposizione, in modo immediato;
  • garantisce una maggiore trasparenza e qualità dei servizi;
  • favorisce il pagamento in modo sicuro ed elettronico tutte le transazioni riducendo la quantità di conflitto tra le parti coinvolte.

I vantaggi principali della sharing economy sono quindi dati dal rapporto diretto tra persone, aspetto che permette di abbattere significativamente i prezzi di beni o servizi. Inoltre queste società hanno spesso delle applicazioni per smartphone molto efficienti, garantendo quindi un rapporto interattivo. D’altro canto però, gli svantaggi sono dati dal fatto che, proprio in virtù della mancanza di intermediazioni o controlli esterni, il rischio di truffe o servizi inadatti è molto elevato. Se gli svantaggi della sharing economy attengono principalmente alla fiducia e alla correttezza tra utenti, i vantaggi sono invece legati al risparmio di tempo, di soldi oltre che, nel caso di aziende come Uber, vi è la possibilità di ridurre l’inquinamento grazie ad una mobilità condivisa.

TEMPO DI SVILUPPO: LA STORIA DI UBER

Uber (chiamata in origine UberCab) è una startup americana fondata a San Francisco nel 2009 e fornisce un servizio di trasporto automobilistico privato attraverso un’applicazione mobile che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti.
Ma com’è realmente nata l’idea di questa società?

L’idea nasce proprio durante una nevosa serata a Parigi, nel 2008, quando Travis Kalanick e Garrett Camp non riuscivano a fermare un taxi. E’ stata cosi pensata l’idea di poter richiedere la corsa con un solo clic.
Inizialmente si trattava di un’app per richiedere auto di lusso in alcune zone metropolitane. Oggi invece Uber sta trasformando il tessuto logistico delle città di tutto il mondo: che si tratti di una corsa o di una consegna a domicilio, si avvale delle migliori tecnologie per dare alle persone quello che vogliono, quando vogliono.

Il servizio dei Taxi, ovviamente, esiste già da moltissimi anni ancor prima dell’invenzione delle macchine a motore, quando erano presenti le carrozze trainate dai cavalli a fornire questo tipo di servizio. Nei primi anni ’30 la svolta con la messa in circolazione delle prime auto a motore ha rivoluzionato il mondo: i primi taxi a motore effettuavano il servizio pubblico a New York, San Francisco e Chicago, diffondendosi successivamente anche in Europa nelle principali città come Londra, Parigi, Vienna e Madrid, gestiti direttamente da società private. Le città hanno iniziato quindi a strutturarsi in funzione dei taxi: sono nati infatti dei parcheggi appositi dotati di telefono fisso nei quali i taxi attendevano la chiamata e a turno offrivano il servizio. Un’ulteriore svolta è avvenuta nel 1940 quando hanno iniziato a diffondersi i primi impianti radio per consentire le comunicazioni tra le varie autovetture; strumento che favoriva un’interazione immediata e comoda tra i vari collaboratori, diminuendo i tempi di attesa e ottimizzando i percorsi da effettuare.

Con l’arrivo di Internet, tutto è cambiato. Lo sviluppo delle tecnologie ha permesso a numerose aziende di accrescere il loro business utilizzando le potenzialità della rete, soprattutto perché comporta numerosi vantaggi.
Uber, infatti, ripropone sul web un servizio già conosciuto, apportandone modifiche e innovazioni. Il funzionamento e il successo dell’azienda si basa soprattutto sull’utilizzo dell’applicazione, infatti la corsa viene prenotata con un semplice clic. Ciò ha determinato una vera e propria rivoluzione. Grazie all’utilizzo dei cellulari ultra moderni, che sfruttano la connessione Internet, è possibile scaricare tramite Play store o App store l’applicazione di Uber e usufruire dei servizi che vengono offerti. I servizi GPS permettono all’utente di indicare informazioni sulla sua posizione attuale e grazie alle mappe è possibile monitorare anche l’arrivo dell’autista.
Per tutte le donne e gli uomini che guidano con Uber, l’app rappresenta una nuova e flessibile fonte di guadagno.

I SERVIZI OFFERTI E IL FUNZIONAMENTO

Uber, tramite l’applicazione o il sito web, permette di prenotare il passaggio di cui il cliente ha bisogno per raggiungere comodamente la destinazione. Richiedere la corsa è molto semplice, ed è possibile inoltrare la richiesta in qualsiasi momento e a qualsiasi ora; è sufficiente inserire il punto di partenza e l’indirizzo o il nome della destinazione.
Tramite la mappa, è possibile osservare il percorso che verrà effettuato dall’autista per raggiungere il cliente e il tempo d’arrivo stimato. Il pagamento è integrato nell’applicazione che viene addebitato sulla carta di credito al termine della corsa.

Le auto Economy sono sempre disponibili a un prezzo conveniente, ma è possibile prenotare corse per tutti i budget e per tutte le occasioni.

Economy (UberX): corse economiche per tutti i giorni per gruppi fino a quattro persone.

 

 


Premium (Uber Black): corse per lavoro o per piacere, per un viaggio nel comfort e nell’eleganza. Autisti professionisti e Berline nere di lusso.

 

 


Accessibilità (Uber WAV): corse accessibili per sedie a rotelle o dotate di seggiolini per bambini.

 

 


Corse condivise (UberPOOL)
: possibilità di condividere la corsa e i costi con altri clienti che devono recarsi nella stessa destinazione.

 

 

Uber però non si ferma qui. Nell’era del food tech, delle startup innovative e dei tanti servizi di delivery, una piattaforma di tale successo come Uber non poteva che evolversi naturalmente in UberEATS, sviluppato nel 2014. Dopo i successi di San Francisco, New York, Tokyo, Dubai, Londra ed Amsterdam, è Milano la 44esima città del mondo (e la quinta in Europa) in cui approda ufficialmente UberEats, il nuovo servizio di food delivery targato proprio dalla startup.
Il servizio è attualmente disponibile in numerosi paesi e permette di ordinare qualsiasi specialità da una vasta selezione di oltre cento ristoranti aderenti; consegna gratuita, senza costi aggiuntivi e senza alcun limite di spesa.

Ordinare con UberEATS è semplicissimo e veloce, stesso meccanismo utilizzato per la prenotazione di una corsa: attraverso il sito, o tramite app sul proprio smartphone, i clienti possono visionare i menù e selezionare il piatto preferito aggiungendolo nel carrello. I ristoranti cercano di soddisfare una pluralità di gusti dalla cucina tradizionale italiana, agli amanti vegani e ai golosi dello street food. Alla fine dell’ordine viene mostrato il totale, l’indirizzo di consegna e un orario stimato; generalmente le consegne vengono effettuate in un tempo previsto di poco più di mezz’ora. Inoltre, tramite l’app, l’ordine può essere monitorato costantemente sulla mappa dal momento in cui il ristorante inizia a preparare il piatto richiesto.
L’applicazione di UberEats è indipendente da quella tradizionale di Uber, ma è possibile collegare i due profili e utilizzare gli stessi dati per il pagamento.

 

 

UberEats si differenzia con i servizi dei competitori già presenti sul mercato. Per quanto riguarda i corrieri che effettuano le consegne in bicicletta o in scooter, UberEats fa riferimento solo ed esclusivamente a liberi professionisti che decidono in autonomia quando fornire la propria disponibilità. Il rapporto infatti è tra ristorante e corriere: Uber mette a disposizione la piattaforma e tiene per sé una percentuale (dal ristoratore).

Il general manager di Uber Italia, Carlo Tursi, ha dichiarato in un’intervista che attualmente il servizio viene offerto anche nell’area compresa all’interno della circonvallazione esterna della città. L’obiettivo è quello di espandere al più presto il progetto anche alle periferie, aumentando allo stesso tempo il numero dei ristoranti con cui collabora l’azienda.

MODIFICHE DEL LOGO E DESIGN

Nel 2016 Uber ha deciso di effettuare un grande cambiamento per quanto riguarda il restyling dell’azienda. Il restyling presentato non interessa solamente il logo, ma ogni declinazione del servizio, dalle applicazioni mobile al sito Web, e omaggia le città in cui il servizio si trova ad operare.
Questo rinnovamento non è accaduto da un giorno all’altro; qualche anno fa Shalin Amin, direttore del design, prodotto e Brand Experience, e Travis Kalanick, CEO e co-fondatore di Uber, hanno fatto un viaggio per rinfrescare l’aspetto di Uber in modo che potesse rappresentare meglio ciò che l’azienda stava per diventare.

In primo luogo viene apprezzata la decisione di dividere il sito web e l’app in base alle categorie di utilizzatori, autisti e clienti, creando per ciascuna un logo diverso. Questo tende a rendere estremamente facile l’utilizzo del servizio riducendo al minimo la possibilità di commettere errori. La tradizionale “U” che caratterizzava l’icona mobile del servizio ha ceduto il posto ad un logo geometrico: è stato infatti introdotto il concetto di bit e atomo nel framework di progettazione. In questo modo, la tecnologia viene posta al centro e al primo posto; il bit e l’atomo rappresentano gli elementi essenziali dei due mondi che il loro servizio di trasporto ha unito.
Oltre a fornire coerenza, vengono evidenziate le informazioni per rendere il marchio facilmente riconoscibile.

Il logotipo iniziale era molto sottile, infatti è stato modificato in modo tale che il font appaia più solido ed elevato. Questo, non solo aiuta a vedere e a riconoscere Uber anche a distanza, ma riflette un aspetto più sostanziale che segna una forte maturazione dell’azienda nel corso degli anni.


Infine, il vecchio Uber era stato progettato in due colori: bianco e nero. Questi colori tendevano ad attribuire una visione distante e fredda da parte dell’azienda. Ciò smentisce quello che in realtà è Uber: una rete di trasporti intessuta nel cuore delle città. Per far emergere questo lato umano sono stati aggiunti colori e schemi. Il team ha trascorso mesi a studiare architettura, tessuti, paesaggi, arte, moda, persone e altro per trovare identità autentiche per i paesi in cui Uber opera.
Infatti ora il background è di un colore diverso a seconda della città dove si utilizza l’app: se è vero che ogni città ha una propria cultura, un proprio modo di muoversi e di usare l’app, è anche vero che ogni città ha un proprio colore.
Ad esempio in Messico, l’azienda si è ispirata al rosa messicano e ai modelli delle tessere locali mentre in Irlanda, dall’architettura georgiana e dai verdi lussureggianti.

 


POSIZIONAMENTO NEL MERCATO

 

Uber ha iniziato la sua attività offrendo un servizio automobilistico ad una cerchia ristretta di persone a San Francisco, come autista privato. Oggi la rete di trasporti comprende 638 città di tutto il mondo e in particolare nel nostro paese il servizio è attivo a Milano e a Roma.
Dall’idea iniziale, che si basava su un semplice utilizzo in multiproprietà di auto di lusso, al prodotto finale, è trascorso più di un anno: nel marzo 2009 è stato lanciato il primo prototipo, UberCab, e nel gennaio 2010 è stato effettuato il primo test “su strada” a New York. La startup ha debuttato ufficialmente a San Francisco nel mese di giugno, e pochi mesi più tardi ha ricevuto il primo importante round di finanziamento di 1,25 milioni di dollari guidato da First Round Capital (società di venture capital specializzata nella fornitura di finanziamenti per fasi iniziali a società tecnologiche).
Dal mese di novembre l’applicazione, prima disponibile solo su IoS e tramite sms, è stata rilasciata anche nella versione Android. Nel febbraio 2011 Uber ha concluso un round di 11 milioni di dollari.

Nel mese successivo UberCab approda a New York con cento autisti affiliati, espandendosi nel giro di sei mesi a Seattle, Boston, Chicago e Washington D.C, sviluppandosi così a livello internazionale nella prima città francese: Parigi.
La startup, in meno di un anno, si è evoluta da 75 dipendenti a 300, e da 12 città raggiunte a 35. Kalanick, nel dicembre dello stesso anno, ha annunciato investimenti di 39 milioni di dollari da parte di altre venture capital, come Menlo Ventures e Bezos Expeditions (la personal investment company di Jeff Bezos, fondatore, presidente e amministratore delegato di Amazon).
Grazie a questi capitali, la valutazione di Uber ha sfiorato i 330 milioni di dollari.

La rete di investitori ha continuato a credere in questo progetto, tanto che nell’agosto 2013 Uber ha ricevuto un altro investimento di 350 milioni di dollari guidato da TPG e Google Ventures. Questo ha portato a 3,5 miliardi la valutazione della startup, che nell’aprile dell’anno successivo ha iniziato ad essere operativa a Pechino, la centesima località raggiunta dal servizio.
A giugno 2014 Uber ha raggiunto 17 miliardi di dollari di valutazione, grazie ad un’ulteriore ingente somma ricevuta da Fidelity Ventures. Con ulteriori fondi ottenuti per sostenere lo sviluppo in Asia, nel mese di dicembre la quotazione ha iniziato a crescere a dismisura fino a raggiungere i 40 miliardi di dollari. In seguito a ciò, Kalanick ha annunciato la creazione di oltre un milione di posti di lavoro per l’anno successivo. Il 2 Aprile 2015, un mese prima dell’ultima valutazione da 50 miliardi di dollari, Amman (città della Giordania) è diventata la 300esima città raggiunta da Uber.

Nessun’altra società era mai stata in grado di raggiungere così rapidamente una quotazione da 50 miliardi di dollari. Neanche Facebook, in proporzione ai fondi raccolti. All’inizio del 2015 la società si trovava al 77esimo posto dell’elenco qui sotto riportato; in soli sei mesi ha raggiunto la prima posizione, superando di gran lunga altre aziende di successo del mondo.

(Tabella presente in questo link)

Oggi, il business nato dall’applicazione, ha una valutazione di mercato stimato di circa 70 miliardi di dollari, ed è una delle aziende più ricche del settore tecnologico. Nonostante questi numeri a dir poco spropositati, l’azienda ha incontrato molti ostacoli nel corso della sua espansione, come si potrà leggere più avanti nel resto dell’articolo. La prova più importante e decisiva per Uber sarà proprio il 2018, quando dovrà affrontare la quotazione in Borsa e verificare se la sua quotazione di mercato di circa 70 miliardi di dollari sarà confermata dai fatti o se si tratta solamente di una bolla speculativa.

I COMPETITOR

Uber, nonostante il suo valore di miliardi di dollari e la sua crescita negli Stati Uniti, è il bersaglio più colpito dalla popolazione reale e virtuale. Si trova infatti a dover competere con alcuni agguerriti concorrenti, che la stanno per certi versi “spodestando” da quello che fino a poco tempo fa veniva considerato il monopolio assoluto del ride-sharing. I concorrenti sono molti, per questo motivo viene considerato il più significativo e simile ad Uber.
Le alternative disponibili operano principalmente nel mercato statunitense, ma anche in Italia è possibile citare un competitor.


La più famosa delle società che offre servizi simili a Uber è Lyft, meglio conosciuto dai californiani come il “baffo rosa” (simbolo della compagnia) posizionato sopra il cruscotto. Presente solo negli Stati Uniti, dove opera in 300 città, Lyft è stata fondata nel 2012 da Logan Green e John Zimmer. Anche Lyft è nata in California, a San Francisco, ed è stata valutata 7 miliardi di dollari.
Al momento della sua nascita, era stata pensata come servizio aggiuntivo di Zimride, una startup fondata sempre da entrambi gli americani, che offriva passaggi a lunga distanza sfruttando la connessione Facebook. Nel 2013 Lyft e Zimride hanno subito una fusione dando vita ad un’unica offerta. Il funzionamento è praticamente lo stesso previsto anche da Uber che comprende un’app da scaricare, tramite cui i passeggeri possono prenotare un passaggio da un’autista che si trova nelle vicinanze.

Ci sono tre possibili varianti, oltre alla versione base offerta: Lyft Line, che ricalca UberPop, in cui chiunque può diventare autista e offrire passaggi. Lyft Plus mette a disposizione un’auto con sei posti e Lyft Premier, versione di lusso identica a UberLUX.

La differenza fondamentale con Uber, è che Lyft sfrutta la comunità di Facebook: driver e passeggero entrano in contatto tra loro attraverso un algoritmo capace di scegliere l’accoppiata migliore in base alla cerchia di amici e agli interessi mostrati sul proprio profilo. Inoltre Lyft dedica maggiori attenzioni al tema della sicurezza, rispettando un severo meccanismo di votazione: se il punteggio è inferiore a 3 non viene più considerato l’abbinamento autista/cliente, ma se il punteggio è inferiore a 4.5 il conducente viene escluso dal circuito. Ogni autista deve poi superare cinque controlli di sicurezza, dalla prova di guida ai controlli giudiziari.

Il settore delle auto senza conducente è al centro dell’attenzione di Lyft ormai da tempo, tanto che ha stretto alleanze strategiche con Ford e NuTonomy in grado di fronteggiare i concorrenti di Uber. Recentemente in un’area limitata di Boston, dopo numerosi test nelle città, è possibile utilizzare il servizio con auto a guida autonoma, con la presenza al posto del guidatore di un ingegnere pronto a prendere il controllo del volante in qualsiasi circostanza. L’obiettivo del lancio delle auto a guida autonoma per le strade non è ancora quello di offrire un servizio di taxi completo, ma bensì quello di collezionare feedback da parte dei clienti in modo da rendere l’esperienza di trasporto sempre più efficiente e comoda, in vista di un futuro progetto su più ampia scala.

Anche Uber però, qualche mese fa, ha stretto un accordo quadro con Volvo Cars per le auto a guida autonoma, che prevede tra il 2019 e il 2021 la fornitura di decine di migliaia di veicoli compatibili con la guida autonoma. La startup californiana ha infatti acquistato 24mila Suv XC90 dotati della tecnologia di Autopilot; la mossa di Uber è strategica per cercare di recuperare terreno rispetto alle altre rivali in questo settore.

Un altro concorrente di Uber che è possibile citare ed è presente nel nostro paese è Mytaxi. Si tratta di una startup tedesca fondata nel giugno del 2009 da Niclaus Mewes (CEO) e Sven Külper (CMO) che nel giro di pochi anni sono riusciti ad espandere l’azienda in oltre 40 città, tra cui Milano e Roma. L’idea alla base della rivoluzione Mytaxi è quella di creare un collegamento diretto tra il tassista e il passeggero, per offrire a entrambi un sistema di gestione delle prenotazioni al passo coi tempi.
Fin dal suo arrivo in Italia, è stata definita una concorrente agguerrita di Uber, in quanto l’azienda stessa si definisce al cento per cento legale e rivolta soltanto ai tassisti con licenza.

Per il periodo di lancio, MyTaxi ha garantito molte promozioni e offerte al cliente, con corse scontate; inoltre, il funzionamento per prenotare un’auto è identico a quello di Uber.


ALCUNE PROBLEMATICHE: IL CASO LONDRA

Nel corso del suo sviluppo Uber è stato ed è tutt’ora protagonista di alcune questioni che per certi versi hanno danneggiato la sua posizione di egemonia. Tra i principali problemi che hanno suscitato reazioni e polemiche in tutto il mondo è possibile citarne alcuni.

In primo luogo la questione di Londra, dove l’agenzia dei trasporti ha deciso di non rinnovare la licenza al servizio, definendo la compagnia «inadatta». Questa notizia ha subito scatenato forti reazioni, soprattutto da parte della compagnia di San Francisco che ha immediatamente deciso di rivolgersi ai propri legali. Il sindaco Sadiq Khan, in un’intervista, ha affermato che tutte le compagnie operanti a Londra devono rispettare le regole e rispondere ai più alti standard. Standard che riguardano la sicurezza dei clienti, anche quando si offre un servizio innovativo. L’ultimo rinnovo della licenza di Uber risale al maggio 2017, per soli quattro mesi, invece dei normali cinque anni. La decisione ha sollevato già alcuni dubbi sulla disponibilità dell’Ufficio trasporti di Londra di continuare a permettere a Uber di operare. Le motivazioni della sospensione della licenza sono molto dubbie, ma cita fra le cause il mancato rispetto dei necessari controlli medici e verifiche della fedina penale che ogni autista deve superare per potere guidare un’auto a noleggio a Londra.
Uber a sua volta ha tentato di difendere la sua posizione, informando che sia i controlli medici, sia le verifiche penali, sono amministrati da Tfl (Transport of London, ente responsabile dei trasporti pubblici nella città) o da agenzie che dipendono dal Tfl, non autonomamente dalla startup di San Francisco. Nello specifico, secondo le motivazioni riportate, l’approccio e la condotta di Uber dimostrano una grave mancanza di responsabilità. Tom Elvidge, direttore generale di Uber UK, ha espresso tali parole:

“Revocando la nostra licenza di operare nella capitale, l’autorità dei trasporti di Londra (Tfl) e il Sindaco hanno assecondato un ridotto numero di persone che vogliono limitare le scelte dei cittadini. Se questa decisione dovesse essere confermata, oltre 40,000 autisti partner di Uber rimarranno senza lavoro e Londra verrà privata di un modo di spostarsi conveniente e affidabile“.

Inoltre, ha sempre dichiarato che gli autisti che utilizzano Uber operano con una licenza emessa dal Tfl e sono sottoposti agli stessi scrupolosi controlli dei conducenti dei taxisti. Per garantire un’ulteriore sicurezza la tecnologia innovativa permette di tracciare e registrare ciascuna corsa con sistemi GPS. L’esito della vicenda da parte di Uber e dell’agenzia dei trasporti non è stata ancora resa nota, in quanto la sentenza è sospesa in attesa dell’esito del ricorso.

LE PROTESTE CONTRO UBERPOP

La decisione della città di Londra di revocare la licenza a Uber è solo l’ultima di una serie di problemi legali che l’azienda di San Francisco ha dovuto affrontare nella sua storia.

Un’altra questione, infatti, che ha suscitato gran parte delle proteste dei tassisti di molti paesi è stata l’introduzione di UberPop.
UberPop è un ulteriore servizio offerto da Uber: si tratta di un sistema che permette a chiunque di registrarsi come autista e utilizzare un veicolo privato per trasportare clienti del servizio. Nei normali servizi di Uber le auto vengono guidate da autisti professionisti e con licenza; UberPop, invece, offre un servizio formalmente simile a quello di car pooling che permettono, a chi deve viaggiare con la propria macchina, di trovare qualcuno con cui dividere le spese di pedaggio e benzina. Le tariffe del viaggio vengono calcolate a tempo e sono leggermente più economiche delle normali tariffe di Uber.

Uber ha incontrato quasi ovunque la resistenza dei tassisti, che hanno accusato il servizio di fare concorrenza sleale. Infatti UberPop è arrivato ormai al capolinea in tante città, poiché tale servizio è potenzialmente sottomesso alle normative nazionali sui trasporti urbani che normalmente sono incompatibili con attività svolte da semplici cittadini sprovvisti di autorizzazione. Tra le maggiori città in cui questo servizio è stato decisamente contestato ed eliminato spicca Milano. La battaglia legale è iniziata nel maggio 2015, quando il tribunale di Milano, su denuncia del sindacato dei tassisti, ha bandito la variante Pop su tutto il territorio italiano, accusata di concorrenza sleale e di violazione della giurisdizione sui servizi di taxi. Nell’aprile 2017 è stato invece un giudice di Roma a bloccare tutti i servizi Uber, compreso il Black (noleggio con conducente). La decisione è stata poi appellata e la società ha vinto il ricorso, evitando lo stop al servizio. E’ rimasto invece il blocco sia a Milano che a Roma di UberPop, stabilito anche da una sentenza più recente del Tribunale di Torino.

In Francia, invece, l’agenzia per la protezione dei consumatori (DGCCRF) già ad inizio 2014 aveva manifestato l’intenzione di bandire UberPop dal paese. La motivazione dichiarata dall’organo governativo, riguarda il fatto che UberPop si definisce un servizio di ride-sharing, ma in realtà è un servizio taxi normale. Dall’inizio del servizio, il paese è stato protagonista di scioperi, cortei, manifestazioni ai limiti della legalità, fino al bando di UberPop il 1 gennaio 2015. Ma il servizio ha continuato ad operare nell’illegalità, tanto da essere condannata a pagare 1,2 milioni di euro all’’Union nationale des taxi’.

In Germania Uber Pop è stato proibito da un decreto del maggio 2015. A Francoforte Uber ha dovuto rinunciare ai propri servizi e successivamente la compagnia si è ritirata anche da Dusseldorf e Amburgo, in seguito alle accese proteste dei tassisti. Uber ha però presentato un ricorso alla Commissione europea contro la chiusura del servizio Pop e nel frattempo l’azienda ha cercato di rilanciare sul mercato il servizio Uber X.
Stessa sorte anche a Madrid, dove nel marzo 2016 Uber è tornata operativa, dopo un divieto di circolazione, nella sua variante X con autisti dotati di licenza. UberPop è scomparso in molti paesi europei restando disponibile solo in Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania, i cui governi sono in trattative con la società americana per rivedere e regolamentare il servizio.

LE DIMISSIONI DI KALANICK

Un altro problema che ha avuto delle ripercussioni negative sull’azienda è molto recente.
Mentre i conti di Uber miglioravano, il 2017 si è stretto in una crisi interna: quando gli investitori hanno compreso che l’escalation ai vertici rischiava di mettere a rischio l’immagine e in qualche modo lo sviluppo della società, hanno chiesto e ottenuto un passo indietro da parte del fondatore. Infatti, il 20 giugno 2017, Kalanick si è dimesso dalla carica di amministratore delegato a seguito delle pressioni degli investitori, sostituito in seguito da Dara Khosrowshahi. Le dimissioni sono state chieste al fondatore tramite una lettera intitolata “Moving Uber Forward” ; Kalanick, nonostante rimanga di gran lunga il primo azionista con più del 30% delle azioni della società, ha deciso di rimanere nel consiglio di amministrazione e di affidare la gestione ordinaria ad un nuovo soggetto.

Questo è l’ultimo atto di una complicata crisi aziendale che oggi sembra mettere in dubbio le promesse di crescita e di sostenibilità della piattaforma lanciata nel 2009.

IL DRAMMA DELLA GUIDA AUTONOMA

Pochissime settimane fa, Uber è stato coinvolto in un’altra vicenda alquanto drammatica che ha suscitato non poche polemiche su tutti i fronti. Un’auto a guida autonoma, in particolare un SUV di Volvo, ha investito e ucciso una donna in Arizona, a Tempe, mentre attraversava la strada fuori dalle strisce pedonali. Uber ha infatti sospeso i test di queste auto senza pilota in tutte le città dove queste sono in corso: San Francisco, Pittsburgh, Phoenix e Toronto.

Nonostante il video dell’incidente pubblicato in rete mostri chiaramente il pilota,seduto sui sedili posteriori, distratto di continuo, molto probabilmente Uber e il collaudatore dell’auto difficilmente saranno ritenuti legalmente responsabili della morte della donna. Questo perchè, analizzate varie condizioni da parte delle autorità, è emerso che sarebbe stato difficile evitare lo scontro.

La tecnologia per l’auto senza guidatore appare cosi ancora immatura. Alla luce del tragico incidente, risulta ora molto improbabile da parte di Uber riuscire ad apportare ulteriori e migliori modifiche in tempi brevi.
Uber, inoltre, ha però recentemente trovato un accordo con la famiglia della donna deceduta in seguito all’incidente. Tale accordo permetterà a Uber di evitare una causa legale intentata dalla famiglia.

PROSPETTIVE FUTURE

Uber, nonostante periodi turbolenti nel corso della sua crescita, continua comunque a governare il panorama della sharing economy. Tra gli obiettivi futuri che si propone l’azienda, è sicuramente possibile citare un nuovo servizio che potrà essere attivo tra qualche anno: i Taxi volanti. Dopo il trasporto su strada e quello del cibo a domicilio tocca ora al trasporto volante.
Dal palco del Web Summit di Lisbona, Jeff Holden, chief product officer dell’azienda, ha annunciato l’arrivo UberAIR. Si tratta di un servizio che offrirà taxi volanti per spostamenti urbani su media e lunga scala, grazie allo sviluppo di piccoli velivoli elettrici in grado di ospitare a bordo fino a quattro persone, che toccano i 320 km/h.

A Dallas e a Los Angeles sono stati effettuati i primi esperimenti con voli urbani per medie e lunghe distanze con questi velivoli elettrici. Si differenziano dagli elicotteri poiché più silenziosi, sicuri e sostenibili per l’ambiente. Jeff Holden ha affermato che il nuovo servizio rientra nel programma “Elevate”, che punta a diffondere l’utilizzo dei velivoli in tante città sparse per il mondo sfruttando la condivisione dei viaggi in aree ad alta densità abitativa da parte dei passeggeri, visto che in futuro le città saranno sempre più densamente abitate e quindi congestionate.

 


Los Angeles ha l’intenzione di lanciare ufficialmente i primi voli entro il 2020, anche perché, essendo una città molto trafficata, ha aderito subito a questo progetto. Secondo Holden questo nuovo servizio cambierà il volto della città consentendo ai residenti di volare sopra il traffico cittadino e restituendo loro tempo prezioso da trascorrere in altre attività. La preferenza per questa città è arrivata, infine, anche e soprattutto in virtù dell’accordo siglato con Sandstone Properties, proprietaria di oltre venti aree ubicate in punti strategici della città, partner ideale per sviluppare un’infrastruttura di eliporti da utilizzare come base per il decollo e l’atterraggio dei voli UberAIR (che usufruirà in esclusiva degli spazi Sandstone).

Uber si propone quindi di lanciare il business dei taxi volanti elettrici su richiesta, che gli utenti potrebbero prenotare via smartphone proprio come oggi prenotano i taxi stradali normali. Per ottenere questo risultato, la startup californiana ha assunto alcuni veterani della NASA come Mark Moore e Tom Prevot, ai quali sono stati affidati rispettivamente lo sviluppo del design dei veicoli e del software di gestione del traffico aereo. I futuri taxi di Uber saranno, probabilmente, un incrocio tra un drone e un elicottero; il problema principale che dovrà affrontare il futuro UberAIR, sarà quello di gestire centinaia di velivoli che volano sopra i centri urbani, senza interferire con le attività dei principali aeroporti. Per affrontare questo problema, la startup sta realizzando un software di gestione dei taxi volanti che ha recentemente acquistato da Boeing Aurora Fligth Sciences, una società che si occupa della progettazione di questi veicoli e tecnologie di gestione dei voli.

Tra gli altri possibili sviluppi futuri, rientra sicuramente il progetto di veicoli con guida autonoma. Nel corso dell’articolo, è stato già affrontato questo argomento in merito al fatto che Uber ha stretto un accordo quadro con Volvo Cars per le auto a guida autonoma, che prevede tra il 2019 e il 2021 la fornitura di circa 24mila Suv XC90 dotati della tecnologia di Autopilot.


CONSIDERAZIONI FINALI

In questo articolo è stata fornita una panoramica di come funziona e come si trova ad operare la startup americana, non solo nel luogo in cui è stata fondata. Oltre ad essere un’azienda di successo in tutto il mondo, si trova anche a dover affrontare numerosi problemi che di fatto hanno influenzato la sua posizione nel contesto in cui si trova ad operare. Il fenomeno Uber nel mondo, in competizione diretta con qualsiasi altro mezzo per la mobilità, è comunque inarrestabile. Nonostante le proteste e le vicende giudiziare, Uber continua a crescere e a fornire il suo servizio a migliaia di persone che ad oggi si trovano di fronte a svariati modi di organizzare il loro tragitto.

Le startup, cosi come sono state introdotte e definite nel blog, sono imprese che presentano una forte dose di innovazione; per questo Uber continuerà a lavorare per sviluppare servizi innovativi migliorando la vita e soddisfando le richieste dei clienti, e soprattutto per contrastare i numerosi competitors presenti sul mercato.  

 

Eleonora Pizzi

Eleonora Pizzi

Sono Eleonora Pizzi, ho 22 anni e sono laureata in Comunicazione e Società presso l’Università degli studi di Milano. Attualmente sono iscritta alla magistrale in Teoria e tecnologia della comunicazione in Bicocca per approfondire le mie conoscenze teoriche e acquisire nuove competenze in questo campo. Mi reputo una persona socievole, collaborativa a cui piace mettersi in gioco e condividere nuove esperienze.